”Molti uomini hanno vita di quieta disperazione”

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Tanti ci domandano il perché ci siamo messi in una sfida così importante come quella di competere per governare un paese bello e importante come Serina. Una prima risposta è questa:

“Dovete combattere per trovare la vostra voce, più tardi cominciate a farlo, più grosso è il rischio di non trovarla affatto. Thoreau dice: ”Molti uomini hanno vita di quieta disperazione”, non vi rassegnate a questo, ribellatevi, non affogatevi nella pigrizia mentale, guardatevi intorno. […] Osate cambiare, cercate nuove strade!”
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Tiraboschi: è ora di sporcarsi le mani, anche noi giovani

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Riportiamo quanto scritto da Andrea in merito alla sua candidatura. Diffondete!
Eccoci qua. Insomma, mi trovo nella situazione di candidato a sindaco da pochi giorni, da due settimane per la precisione, da quando il mio gruppo ha deciso di fidarsi di me. E mi ronzano in testa tante cose, dalla consapevolezza di essermi assunto una responsabilità non da poco, al fatto che avere 25 anni a Serina, in Italia ed essere candidato sindaco non è proprio così neutrale.
Questa decisione non è stata improvvisata ma a lungo meditata e ponderata. Si è partiti in agosto, in un caldo pomeriggio afoso, era quel periodo dell’estate 2012 dove anche i bergamaschi della bassa erano saliti a quote più alte per rifugiarsi dal caldo e dall’umidità. Mi trovai con un primo ragazzo per un aperitivo e per parlare della situazione politica a Serina. Poi dopo due settimane un altro a colazione la domenica, e chiama qualche amico, chiama anche questo, a settembre ci ritrovammo con un nucleo di una decina di persone. Da allora qualcuno ha preso strade diverse a causa di impedimenti lavorativi o personali, a chi è nato un figlio e chi ha avuto nuove offerte lavorative. Altri sono rimasti e hanno iniziato a studiare e io con loro. I nuovi hanno imparato qualcosa di più sull’amministrazione, io invece ho imparato cose su Serina che prima non conoscevo affatto. E insieme abbiamo costruito una squadra, che ora funziona bene e sta preparando ottime idee per Serina.
Alla fine sono stato scelto per l’esperienza che ho avuto in questi cinque anni di opposizione in comune e perché ho dato la mia disponibilità a guidare questo gruppo.
Il senso di questo post è che sento il bisogno di esplicitare l’orizzonte verso cui la mia candidatura, l’esperienza di Futuro e Tradizione si inserisce. Perché alla fine uno deve dire dove vuole andare a parare, quale obiettivo ha in testa. E la prima cosa che voglio dire è che non siamo qua a fare ragazzate e tanto meno a toglierci lo sfizio di fare un’esperienza in più. Il mio orizzonte si colloca a ben altra altezza, io mi candido perché mi sento coinvolto.Mi sento coinvolto dai continui appelli all’impegno dei giovani, mi sento coinvolto dalla crisi attuale, sociale, politica, economica, mi sento coinvolto dalla comunità in cui vivo. E se sento di avere qualcosa da dire, da comunicare, da agire non posso tirarmi indietro e trincerarmi dietro la mia giovane età o l’inesperienza (l’inesperienza tra l’altro è il frutto del non aver provato, e quindi a maggior ragione bisogna fare). Sento l’urgenza e il bisogno quasi vitale di cominciare a sporcarmi le mani.
Durante tutto il periodo delle superiori io non facevo vacanze estive, facevo la stagione alzando cassette di frutta come quasi tutti i miei coetanei del mio paese. E dopo ritornavo quasi subito sui banchi da scuola. Non mi spaventa il lavoro e non mi spaventa lavorare. Ma non è questo il senso che attribuisco allo “sporcarsi le mani”. Sporcarsi le mani significa fare una scommessa sulle proprie idee, cercare di creare attorno ad esse un certo consenso e di conseguenza concretizzarle. Non per vano appagamento personale quanto piuttosto perché c’è la convinzione che esse porteranno un significativo miglioramento alla comunità in cui si vive e si è legati. 
Percepisco lo smarrimento di tanti che in questo periodo si trovano disoccupati, in cassa integrazione, vedono abbassarsi il livello di qualità della propria vita, non ottengono risposte da chi dovrebbe dargliele. E percependo questa difficoltà, sento che la mia persona, il mio bagaglio culturale e professionale può dire qualcosa di positivo e migliorare la situazione, magari  anche con un poco di presunzione. Tuttavia non penso di apparire sprovveduto o arrogante se dico che ho studiato per anni, ho sudato su testi greci e latini e mi sono studiato modelli di analisi di reti sociali e modelli di macroeconomia perché questo mi consente ora di saper dove mettere le mani in un’amministrazione: saprei connettere risorse e attori, saprei trovare finanziamenti, saprei guidare Serina verso un nuovo sviluppo, magari ecosostenibile e per tutti, perché conosco, perché ho studiato. E alla conoscenza aggiungo anche dei valori a cui sempre faccio e farò riferimento: onestà, legalità, lealtà, trasparenza. In questi pochi anni di opposizione ho assistito spesso al favoreggiamento di singoli, a operazioni opache, a deroghe alle leggi per avvantaggiare poche persone, magari di un cerchio ristretto, a pranzi fatti da amministratori a spese comunali per parlare solo del bilancio. Io penso che proprio in questo periodo di difficoltà, di  precarietà colui che è chiamato a guidare una comunità di persone deve poterle guardare tutte in viso e sapere di poter sostenere il loro sguardo.
Il ruolo che avrà il prossimo sindaco di Serina sarà quello di cestinare la politica dei contentini e dei favori di singoli per farsi garanzia di un futuro dove nessuno rimarrà indietro. In questo periodo nessuno si salva da solo, o la comunità riscopre il suo essere interdipendente, o altrimenti si andrà progressivamente verso un lento declino. La cosa la declino in modo molto pratico: Serina è un paese turistico, la qualità dell’offerta turistica è fatta a livello complessivo di tutti gli attori, dai commercianti agli albergatori. Se solo uno di questi dà una cattiva impressione, si perde un utente in modo definitivo come è inutile che tutti migliorino la propria offerta senza saperla poi comunicare in modo integrato.
Ritornando a me, alla mia candidatura, quello che voglio dire ai serinesi è che mi sento pronto a raccogliere le loro difficoltà e a provare a trasformale in qualcosa di positivo, insomma, a dare risposte. Ma soprattutto voglio garantire che sono pronto a sostenere il loro sguardo quando chiederanno conto del mio operato perché sono pronto a dare il massimo per la comunità di Serina, dando nuova fiducia e speranza. Mio nonno mi dice sempre che alla sera si deve essere in grado di guardare il proprio viso nello specchio. E per me, in questo momento, passa anche nel rendermi disponibile per la mia comunità, nel modo che so far meglio e che per coincide con l’amministrazione perché questo so fare.
Non so come andrà a finire, so che la strada è in salita, ribadisco però una cosa: la mia visione del paese guarda a tutti i cittadini, a tutte le associazioni, all’insieme e non ai singoli. E’ ora di alzare la scommessa, anche a Serina.